venerdì 7 ottobre 2011

GO WEST! (prima parte)


Facciamo un breve punto della situazione. Chi mi ha seguito dal satellite mi dice che sono a Madeira: quella  lontanissima nell’Atlantico. Onestamente non ho la proporzione delle distanze, per 8 degli 11 giorni ho visto solo mare, ho incrociato 3 navi e non ho parlato con nessuno (radio di bordo spaccata durante le tempesta). Potrei essere a poche miglia dall’Europa farebbe poca differenza.
25 settembre. Partenza come al solito affannata (in un post dedicato parlerò dell’amore e dell’essenziale aiuto delle persone che mi hanno supportato negli gli ultimi giorni). Prendo un caffe, mangio mezzo panino e mi trainano fuori in mezzo a 2 file di persone che urlano il mio nome e mi applaudono. Non comprendevo perché fossero cosi emozionate, la mia percezione era falsata, per era come se uscissi per per un giro in barca di uno o 2 giorni. nel cielo non c’era scritto “stai andando in Brasile”.
Prima issata e la bussola del pilota automatico non funziona, evito i dettagli, ma sembra posseduta, niente di riconducibile a un problema tecnico,  iniziano le prime preoccupazioni. Mi consolo pensando che conosco la mia barca e una soluzione la troverò strada facendo. Mai e poi mai sarei ritornato indietro per fare riparazioni, troppo umiliante.
Partenza tranquilla per evitare danni e il minuto di silenzio e di non attività in memoria di Jean-Marc Allaire lo skipper scomparso in mare durante un allenamento pochi giorni prima della sua partenza per la Transat.
In contrasto con il routage, la previsione fatta da esperti del centro di addestramento della strada migliore da seguire in funzione della meteo, decido di andare a sud. Trovo pochissimo vento e per le prime 48 ore dormo 3 ore per guadagnare il piu possibile sugli avversari. Dal secondo giorno comincio a stare male, vomito, male alla testa e inedia per 5 giorni, dopo mezzora di attività non avevo piu le forse per stare in piedi. Il medico a Madeira a diagnosticato, mal di mare e una fase di destress degli ultimi 2 mesi. Ho chiesto troppo al mio corpo e alla mia testa
Arrivato a Finisterre, la punta all’estremo ovest dell’Europa devo decidere se proseguire con la scelta del routage o fare di testa mia.
Intanto la barche viene impestata da centinaia di “cosi” simili a scarafaggi alat  lunghi 2 centimetri i che se schiacciati puzzano, uno scenario da film. si aggrappano dappertutto dentro e fuori la barca e si nascondono in ogni posto. Troverò alcuni di loro a distanza di una settimana, le loro zampe staccate  continuano a uscire da ogni anfratto. Un toccasana per la mia nausea
Ovest o est? I proto, le barche più veloci sono a ovest, il routage dice ovest, ma le barche vicino a me rientrano in costa. La mia radio onde corte non funziona più, quindi non ho aggiornamenti meteo e non li avrò per il resto della regata. decido per ovest, so che troverò mare più duro, ma il “premio” successivo sarà un bel vento da nord che negli ultimi 2 giorni mi farà superare la flotta. Perdente i primi tre, quattro giorni  ma vincitore alla fine.
Il finale lo conoscete, ma vi svelo in nome dell’omicida: “seconda depressione con fronte attivo”
Tra una pastiglia e l’altra, tra un attacco di nausea a l’altro passo il primo fronte, botte per 20 ore, pioggia, vento forte di bolina. Finalmente il vento da nord! Ora per 6 giorni planerò verso Madeira con vento in poppa.
 Dio benedica i routier, i metereologi, i megacomputer che fanno previsioni meteo esatte e gli skipper senza radio onde corte che prendono le decisioni giuste!! Sto vomitando da giorni ma finalmente avrò il mio premio, 6 giorni di planate!
6 ore dopo il vento routa, 8 ore dopo tolgo spi mentre invento nuove parolacce in lingua franco italiana. sono di nuovo di bolina, la pressione precipita e il barometro va in allarme. segnala cattive notizie, cattivissime notizie…
Poche ore dopo al posto dello spi c’è la tormentina arancione (la vela da tempesta), 3 mani alla randa e risalgo un vento di 35 nodi e  onde di 4 metri.
Partito il programma lavatrice con doppia centrifuga che durerà per le prossime 48 ore.
CONTINUA…Facciamo un breve punto della situazione. Chi mi ha seguito dal satellite mi dice che sono a Madeira: quella  lontanissima nell’Atlantico. Onestamente non ho la proporzione delle distanze, per 8 degli 11 giorni ho visto solo mare, ho incrociato 3 navi e non ho parlato con nessuno (radio di bordo spaccata durante le tempesta). Potrei essere a poche miglia dall’Europa farebbe poca differenza.
25 settembre. Partenza come al solito affannata (in un post dedicato parlerò dell’amore e dell’essenziale aiuto delle persone che mi hanno supportato negli gli ultimi giorni). Prendo un caffe, mangio mezzo panino e mi trainano fuori in mezzo a 2 file di persone che urlano il mio nome e mi applaudono. Non comprendevo perché fossero cosi emozionate, la mia percezione era falsata, per era come se uscissi per per un giro in barca di uno o 2 giorni. nel cielo non c’era scritto “stai andando in Brasile”.
Prima issata e la bussola del pilota automatico non funziona, evito i dettagli, ma sembra posseduta, niente di riconducibile a un problema tecnico,  iniziano le prime preoccupazioni. Mi consolo pensando che conosco la mia barca e una soluzione la troverò strada facendo. Mai e poi mai sarei ritornato indietro per fare riparazioni, troppo umiliante.
Partenza tranquilla per evitare danni e il minuto di silenzio e di non attività in memoria di Jean-Marc Allaire lo skipper scomparso in mare durante un allenamento pochi giorni prima della sua partenza per la Transat.
In contrasto con il routage, la previsione fatta da esperti del centro di addestramento della strada migliore da seguire in funzione della meteo, decido di andare a sud. Trovo pochissimo vento e per le prime 48 ore dormo 3 ore per guadagnare il piu possibile sugli avversari. Dal secondo giorno comincio a stare male, vomito, male alla testa e inedia per 5 giorni, dopo mezzora di attività non avevo piu le forse per stare in piedi. Il medico a Madeira a diagnosticato, mal di mare e una fase di destress degli ultimi 2 mesi. Ho chiesto troppo al mio corpo e alla mia testa
Arrivato a Finisterre, la punta all’estremo ovest dell’Europa devo decidere se proseguire con la scelta del routage o fare di testa mia.
Intanto la barche viene impestata da centinaia di “cosi” simili a scarafaggi alat  lunghi 2 centimetri i che se schiacciati puzzano, uno scenario da film. si aggrappano dappertutto dentro e fuori la barca e si nascondono in ogni posto. Troverò alcuni di loro a distanza di una settimana, le loro zampe staccate  continuano a uscire da ogni anfratto. Un toccasana per la mia nausea
Ovest o est? I proto, le barche più veloci sono a ovest, il routage dice ovest, ma le barche vicino a me rientrano in costa. La mia radio onde corte non funziona più, quindi non ho aggiornamenti meteo e non li avrò per il resto della regata. decido per ovest, so che troverò mare più duro, ma il “premio” successivo sarà un bel vento da nord che negli ultimi 2 giorni mi farà superare la flotta. Perdente i primi tre, quattro giorni  ma vincitore alla fine.
Il finale lo conoscete, ma vi svelo in nome dell’omicida: “seconda depressione con fronte attivo”
Tra una pastiglia e l’altra, tra un attacco di nausea a l’altro passo il primo fronte, botte per 20 ore, pioggia, vento forte di bolina. Finalmente il vento da nord! Ora per 6 giorni planerò verso Madeira con vento in poppa.
 Dio benedica i routier, i metereologi, i megacomputer che fanno previsioni meteo esatte e gli skipper senza radio onde corte che prendono le decisioni giuste!! Sto vomitando da giorni ma finalmente avrò il mio premio, 6 giorni di planate!
6 ore dopo il vento routa, 8 ore dopo tolgo spi mentre invento nuove parolacce in lingua franco italiana. sono di nuovo di bolina, la pressione precipita e il barometro va in allarme. segnala cattive notizie, cattivissime notizie…
Poche ore dopo al posto dello spi c’è la tormentina arancione (la vela da tempesta), 3 mani alla randa e risalgo un vento di 35 nodi e  onde di 4 metri.
Partito il programma lavatrice con doppia centrifuga che durerà per le prossime 48 ore.
CONTINUA…

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