lunedì 23 aprile 2012

100 miglia dai Caraibi, bello sport la vela Oceanica


Ventuno giorni di navigazione e meno di 2000 miglia all'arrivo, previsto

intorno al 2 maggio.


Da un qualche giorno navighiamo su 20-25 nodi di aliseo costanti che ci
permettono di fare medie giornaliere all'altezza di un class 40, la notte
planiamo costantemente dai 13 ai 17 nodi sotto autopilota.


Vorrei avere giuste le parole per trasmettere questa senzazione a chi non
l'ha mai provata.


Inizia tutto con la poppa che viene sollevata da un onda, la barca si
inclina in avanti come sull'orlo di un precipizio, qualche istante di
incertezza. e' lei, si parte.


Accelleriamo rotolando in discesa sull'onda come farebbe un
surfista, dalla prua un rumore infernale di acqua aperta, spostata, tagliata.


Planiamo sul nostro tappeto volante: la barca appoggia un'onda


"artificiale" che viaggia piu veloce delle onde naturali.
A volte raggiungiamo le onde che ci precedono, le tamponiamo con forza, generando esplosioni di acqua che coprono la barca. Dopo ore che plano sotto pilota, regolando solo le vele, mi sembra che la barca sia viva e possa prendere le sue decisioni in autonomia.
ogni tanto questo sogno finisce con un brusco risveglio, come l'altra
notte alle 2.45.

Perche' tutto succede di notte?


15 minuti alla fine del mio turno, stanco morto non vedo l'ora di
svegliare Marco per andare a dormire. un occhio al radar, uno alla
computer per tenere d'occhio la rotta ed eventuali barche, uno agli
strumenti che segnano la velocita della barca e del vento. Fuori
spinnaker maxi (in gergo A2) e 18/20 nodi di vento, insomma una situazione
ideale.


Improvvisamente la barca accellera e si inclina, mi indica ancora prima
dell'elettronica che il vento e salito improvvisamente. 18...20..22..26
nodi in un paio di secondi.
so bene cosa sta per succedere, urlo a Marco di svegliarsi e corro fuori.
A causa del vento forte si rompe l'equilibrio magico, il pilota non governa
piu la barca e partiamo in straorza.


La straorza e un movimento violento in cui la barca si inclina anche fino
a mettere l'albero in acqua e ruota andando nella direzione del vento.
la barca e sdraiata, filiamo scotte e riusciamo a farla rialzare. un minuto
dopo si ricorica.


A questo punto siamo in 30 nodi, con spi maxi, nella notte piu buia, Marco
al timone in mutande, io alle scotte. insomma alle briglie di un cavallo
di 5000 kg imbizzarrito e impaurito che vuole correre in qualunque
direzione.


A prima vista la soluzione puo' sembrare semplice: ammainate sto benedetto
spinnaker il prima possibile!
il problema e'che superata una certa soglia, e noi l'avevamo
abbondantemente superata, e' estremamente pericoloso manovrare. un po come essere su un'auto in corsa senza freni, mi butto fuori subito facendomi
probabilmente male o aspetti un po per vedere se la discesa finisce?
Abbiamo aspettato.
Citando F.J.: "potrebbe andare peggio...potrebbe piovere", ha iniziato a
diluviare.


Dopo un'ora e mezza sotto al diluvio in pantaloncini e maglietta, ha smesso
di piovere, il vento e calato e siamo riusciti a fare il cambio vela.
Siamo stati fortunati, niente danni solo un po di tensione.
Pensare che a un centinaio di miglia ci sono le piu belle isole caraibiche,
bello sport la vela oceanica...




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