mercoledì 9 maggio 2012

Dal mare alla strada


Come al solito mi prendo un po di tempo prima di iniziare a raccontare il mare, devo metabolizzare le emozioni, vincere la timidezza e capire può essere interessante e cosa è solo cronaca autorefenziale.
Mi viene spontaneo paragonare continuamente la navigazione in mini con quella in class 40.
Onestamente non ci sono paragoni in termini di qualità di vita, di confort e di sicurezza. avere un posto dove potersi sdraiare sempre asciutto, anzi avere la possibilità di sdraiarsi (nel mini ti incastri tra vele e borse, se ti va bene dormi seduto). Potere stare in piedi dentro la barca, avere la possibilità di camminare più di 2 passi, bere acqua depurata, avere il radar che ti avvisa di eventuali pericoli, il telefono per poter parlare con i tuoi cari, il computer, avere ogni tre ore l'aggiornamento della posizione dei tuoi avversari invece che correre con il cuore in gola come fai nel mini, conoscere la meteo invece che leggere il futuro nelle nuvole sopra la tua testa. tutto questo non ha prezzo.
Insomma anche se ho dormito per terra, anche se ho mangiato liofilizzati scaduti e noodles per 30 giorni (quanto mi è mancato il cibo di Alce Nero...) confronte al mini è una vancanza al Club Med. ora capisco meglio le espressioni di stupore nelle facce delle persone quando si parla di Mini. 

La regata è stata interessante sotto il profilo tattico, le principali intuizioni che ho avuto a terra: allontanarsi subito dalla costa, passare larghi da Rio de Janeiro si sono rivelate corrette. questo unito a un buon ritmo e un po di fortuna ci ha permesso di passare in testa alle 3 barche "vintage". 
Successivamente, forse per troppa arroganza, abbiamo commesso qualche errore: siamo passati troppo larghi a Caraibi e successivamente abbiamo pensato troppo alla velocità più che alla vmg rischiando di infilarci in una alta pressione devastante. con una strambata che ha azzerato il nostro vantaggio ci siamo "messi in riga". unica consolazione è che l'equipaggio sud africano ha fatto lo stesso errore (Nick ha fatto 28 tranoceaniche e 3 giri del mondo).
Sto traendo importanti lezioni dalla collaborazione con Marco, la convivenza per 30 giorni non è stata sempre semplice, la mia competitività in barca a volte si scontra con la sua, giusta, stanchezza dopo 8 mesi in giro per il mondo e la sua voglia di terminare. Lui è un sostenitore delle regate in doppio, mentre io desidero regatare in solitario. lui dopo 13 anni in UK è "inglese", io ogni giorno divento giorno più "sudista". Comunque il mio rispetto per lui come marinaio e come skipper rimane intatto e da questa "strana coppia" sta uscendo un ottima collaboraziona e una bella amicizia.
ora il mio desiderio più grande è entrare a Les Sables d'Olonne primo o secondo. Se Conrad non rompe o non fa errori enormi con la barca che possiede è impossibile da raggiungere, ma nella vita non si sa mai.
Per disintossicarmi dell'aria pura di mare e per premiarmi per il bel risultato, ho noleggiato una mustang convertibile (le auto costano pochissimo) con cui arriverò a Key West. Sempre vento, sempre mare, è più forte di me.

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