giovedì 8 maggio 2014

Roma per 1 (La regata)

Non amo le partenze, in particolare in solitario. Questa volta partiamo insieme alle barche con equipaggio, purtroppo la probabilità di collisioni diventa molto alta. Una partenza separata per i solitari sarebbe stata auspicabile per la sicurezza e per lo spettacolo. Non voglio rischiare danni (non è un periodo in cui avanzano soldi...), quindi parto leggermente indietro ma sopravento al gruppo.
Partiamo di bolina stretta, mura a dritta in 5 nodi di vento, le condizioni sono le peggiori per noi (Calaluna ha lo strallo arretrato di conseguenza un solent più piccolo degli altri class 40 ). Scado velocemente verso la diga di Riva di Traiano, non ci sono alternative: devo virare. Ora la mia prua è 90° fuori rotta. Mi allontano dalla flotta, che continua in rotta diretta prendendo un considerevole vantaggio. Io al largo trovo vento più stabile e leggermente più intenso.
Comincio a raccontarmi che anche gli altri saranno costretti a virare, che sono più lenti di me, anche se adesso sto perdendo, più tardi sarò in vantaggio. Qui faccio la cazzata che segnerà il resto della regata, invece che rivirare dopo un miglio tengo questo bordo per 5 miglia aumentando a dismisura la separazione laterale, ciliegina sulla torta in testa il vento gira a destra evitandogli il bordo a perdere che io ho appena fatto.
Morale, a causa della mia SOLITA scelta estrema (prometto che è l'ultima) mi trovo 7 miglia dietro dopo solo 2 ore di regata. Non mi rimane che spremere ogni decimo di nodo dalla barca e sperare che rimangano impantanati nel passaggio di Ventotene.
Sposto tutti i pesi a prua e sottovento, compresi i calzini sporchi, il vento gira a destra e posso provare, per la prima volta in navigazione il nuovo A0. La vela è potente, ma ha bisogno di nuovi burber, i miei sono troppo arretrati. Con del dyneema fabbrico due “rotaie” in tessile tra un golfare e le lande delle sartie, che mi permettono di spostare i burber. All'inizio sembra funzionare, ma dopo pochi minuti si apre in due un moschettone d'acciaio, alla seconda raffica esplode il dyneema, alla terza si piega il golfare! (questo è il motivo per cui odio provare le attrezzature in regata!!!)
Butto via tutto, faccio una bella legatura ignorante con dyneema dell' 8 e riparto. Mano a mano che mi avvicino a Ventotene il vento diminuisce e comincia a ballare costringendomi a continui cambi vela: spi maxi, A0, solent. In prossimità di Ponza il vento cala fino alla bonaccia totale. Passo tutta la notte a sbattere, a lottare con le stecche della randa che non passano nelle decine di virate senza vento, passo l'isola in mattinata...una notte per fare 4 miglia. I primi non sono rimasti incastrati tutta la notte, alcuni sono riusciti a passare velocemente aumentando incredibilmente il loro vantaggio.
Ho la bava alla bocca dal nervoso, sono arrabbiato con me stesso per aver fatto una scelta cosi estrema nelle prime ore della regata, ma mi ripeto che la regata è ancora lunga, che le bonacce sono una ruota che gira, oggi a me domani a te. Monta un po' di vento e rincominciano i cambi vele, passo Ventotene (che isola magnifica!); il pomeriggio a 9 nodi al traverso. Nonostante i miei avversari siano in rotta diretta, la meteo da più vento al largo, decido di andare a cercare quest'aria verso la Sardegna, o la va o la spacca. Effettivamente trovo un flusso da nord che mi permette di scendere con lo spi. Non ho modo di verificare la mia posizione rispetto agli avversari, sono molto al largo, il telefono non prende, la tensione sale, niente è peggio di un dubbio.
Cerco di riposare, spero di avere una seconda occasione per confrontarmi direttamente con gli altri (se solo rimanessero abbonacciati a Lipari...). L'umore è sotto ai piedi, non ho voglia di fare foto o filmati, ma continuo a crederci.
Mi avvicino alle Eolie, sono le 22 dell'8 Aprile, il telefono ha campo, controllo il tracking e....i class 40 sono quasi fermi 14 miglia davanti a me, ho recuperato 30 miglia! Se tenesse il vento in due ore li raggiungerei, sono euforico, urlo, forse è la mia seconda occasione che aspettavo.
Ma l'euforia dura poco.
Arrivo a Salina il vento cala improvvisamente e ruota impazzito, classico effetto provocato dai rilievi molto alti (in questo caso le isole vulcaniche), capisco che il vento andrà a morire.
Matteo Miceli, Mario Girelli e gli altri sono li davanti a poche miglia, un'altra oretta ed ero li, sono due giorni che non parlo con nessuno, che non ho contatti radio, immagino loro che hanno affrontato questa navigazione solitaria senza essere soli, che hanno fatto casino per radio. In realtà anche io non sono stato proprio solo, durante le ultime navigazioni ho scoperto che quando urlo imprecando, in particolare di notte, spesso arrivano i delfini...
Bonaccia, zero vento tutta la notte, una leggera onda residua mi spinge verso il passaggio tra Lipari e Vulcano. Sul tracking assisto ora dopo ora, per tutta la notte al gruppo di testa che lentamente si allontana, io ho fatto 9 miglia in 10 ore, un delirio.
Finalmente verso le 8.30 doppio Lipari, passando nello stretto canale che la separa da Vulcano. Normalmente è uno spettacolo incredibile, oggi ci sono 30 metri di visibilità a causa della fitta nebbia! Si naviga solo grazie agli strumenti.
Sono stanco morto, non ho dormito questa notte. Dormire con la costa così vicino era troppo pericoloso. Finalmente verso le 12 entra aria, viaggio in rotta per Riva di Traiano di bolina larga a 9 nodi. C'è il sole, un magnifico panorama sulle Eolie, è ora di pranzo, la barca cammina bene e le previsioni dicono che il vento salirà costantemente fino a forza 7 stanotte, insomma solo buone notizie.
Con la musica a manetta, cucino il cous cous e contemporaneamente accendo il motore per caricare le batterie...
Dieci minuti dopo sento odore di gomma bruciata, spengo il motore che è in ebollizione.
NO, NO NO!! Non è possibile, proprio ora che cammino a una velocità decente si rompe la girante! (la girante è un pezzo del motore)
Per arrivare alla girante bisogna infilarsi completamente in un vano, una specie di sarcofago egizio, attraverso una botola fatta per i nani (la prospettiva di rimanere incastrato in questo pertugio non è cosi remota, una ragione in più per mettersi a dieta).
L'incidente si risolve in un'oretta di lavoro e qualche altro miglio perso. Intorno alla barca trovo i delfini...forse è vero che li attiro con le mie imprecazioni.
Ora basta casini, voglio, devo mangiare e riposarmi, questa notte la navigazione potrebbe essere impegnativa.
Il distacco sui primi è passato in 13 ore da 14 a 70 miglia e mancano meno di 250 miglia al traguardo, a meno che non rimangano in una piatta colossale la regata è persa.
Ora corro solo per divertirmi.
La notte arriva il vento previsto, porto tutti i pesi sopravento, 18 nodi prendo una mano, 20 carico il ballast sopravento. Improvvisamente sale a 27/28, mi sdraia ma niente di grave, poggio, rullo il solent e isso la trinchetta che era già armata. Finalmente un po' di azione e di adrenalina! La barca fila a 10 nodi di bolina larga, sento nuovamente il rumore di acqua che passa veloce sotto lo scafo, mi mancava questa musica...
Purtroppo la festa finisce all'alba, il vento cala e si assesta sugli 8/12 nodi alimentando le mie speranze di arrivare in tarda nottata. Al tramonto passo tra Ponza e Palmarola, lo scenario è il solito: ti spacca il cuore dalla bellezza.
Le previsioni danno bonaccia su tutta la zona, sono previste delle brezze termiche notturne, mi avvicino alla costa. Davanti ad Anzio la beffa finale: mare come olio, zero vento, zero velocità e i pescherecci in pesca attorno. Tutta la notte passata a parlare per radio con i pescherecci, chiedendogli di modificare la rotta perché io ero senza il motore (i motori erano stati piombati prima della partenza) .
La giornata è caratterizzata da venti deboli dalla bolina larga al lasco, taglio il traguardo in poppa piena alle 17.47 dell'11 Aprile. Mi attende il gommone dell'organizzazione con amici e conoscenti, mi passano una bella bottiglia di spumante e Mario Girelli salta in barca per aiutarmi ad ammainare.
La Roma per 1 è finita, sono settimo in tempo reale dei solitari.
I sentimenti sono contrastanti, da una parte la delusione cocente per il risultato e la rabbia per una scelta iniziale sbagliata che ha condizionato il resto della corsa. Dall'altra la soddisfazione per non aver fatto nessun errore nei 42 cambi vele della regata, la gioia pura di essere ritornato dopo 2 anni a regatare in solitario.
On the road again...




2 commenti:

  1. la girante pressoché irraggiungibile è roba da incubo, ne so qualcosa. Sostituire la mia in navigazione in solo un'oretta sarebbe cosa da sogno... trovo però curioso che un progetto recente some Calaluna non abbia valutato soluzioni più congeniali... maledetta rondella gommosa :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Confermo. l'accessibilità del "motore" in questo tipo di barca è spesso trascurata, rendendo difficile qualunque intervento di manutenzione, anche il semplice rabbocco di olio. Un meccanico mi ha suggerito di installare una pompa in bronzo a trascinamento, Lombardini ha un kit apposta e comunque di predisporre una piccola pompa elettrica diretta in modo da buttare acqua nello scambiatore indipendente dai problemi connessi alla presa sul sail drive o alla girante.

      Elimina